1 Dicembre 2006di Théo per Salute

logo-campagna-anti-hiv-by-flickr.jpgOggi 1 dicembre è il World AIDS Day e in occasione di questa giornata, in esclusiva per hottest.it, abbiamo intervistato Raffaele Lelleri, sociologo, responsabile nazionale dell’area salute per Arcigay. Nel 2005 ha coordinato, come responsabile scientifico, MODI DI la prima ricerca sulla salute della popolazione GLB in Italia con un progetto finanziato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Sono passati ormai 25 anni da quando per la prima volta si è incominciato a parlare dell’AIDS e oggi, secondo l’OMS, più di 40 milioni di persone in tutto il mondo sarebbero sieropositive e ben 5 milioni di persone avrebbero contratto il virus solo in quest’ultimo anno. Quale è l’attuale situazione in Italia?

L’epidemia è molto cambiata in questi anni. In termini numerici i casi di AIDS conclamato risultano in calo da oltre 10 anni e questo grazie alla prevenzione, alla diagnosi ed alle nuove terapie sempre più efficaci ma l’infezione non è stata ancora sconfitta anzi occorre sottolineare invece che i casi da infezione da HIV sono addirittura in aumento. E poi sono cambiate le categorie più colpite dal virus, una volta erano i tossicodipendenti e gli omosessuali ad essere più infettati mentre oggi lo sono soprattutto gli eterosessuali anche se comunque non si può più parlare di categorie a rischio ma di comportamenti a rischio e quindi i gay rimangono comunque un gruppo fortemente esposto.

Volendo citare un po’ di dati e numeri, forniti dal Ministero della Salute, possiamo dire che dal 1983 al 30 novembre di questo anno le persone contagiate dal virus dell’HIV in Italia sono state stimate tra le 140 mila e le 180 mila mentre i casi di AIDS conclamato sono stati 57 mila con 40 mila decessi.

Nel 2006 gli italiani sieropositivi sono stimati tra i 110 mila e i 130 mila con 25 mila persone in AIDS conclamato. Per quel che riguarda le modalità di trasmissione si stima che circa il 40% dei nuovi casi di infezione avvenga con rapporti eterosessuali, il 35% con l’uso di siringhe infette e solo il 20% attraverso rapporti omosessuali o bisessuali, mentre le città più colpite risultano essere Milano e Roma seguite a ruota da Genova e Bologna.

Quali sono le prospettive per il futuro?

Si prevede un numero sempre più crescente di sieropositivi per cui la medicina dovrà incominciare seriamente ad interrogarsi e a valutare gli effetti collaterali a medio e lungo termine delle terapie in uso, effetti di cui oggi non si sa abbastanza. I farmaci comunemente utilizzati nella terapia anti retrovirale che abbiamo a disposizione al momento permettono ad una persona sieropositiva di rimandare potenzialmente molto in avanti nel tempo la conclamazione della malattia poiché essi agiscono in maniera molto efficace riducendo e contenendo la replicazione di nuove copie di virus, però si sta notando che molti pazienti in cura con questi farmaci stanno avendo dei seri disturbi come la lipodistrofia, l’aumento dei livelli dei trigliceridi e del colesterolo nel sangue e l’iperglicemia che, se è pur vero che rappresentano un male minore rispetto all’AIDS, sono comunque fastidiosi e poi non è detto che in futuro non ne insorgano altri ancora più dannosi.

Oggi, almeno in Italia, si parla ben poco di questa malattia. Quanto importante è l’informazione e la comunicazione?

La comunicazione è fondamentale ma non è l’unica variabile. Occorre intanto puntare ad avere una informazione totale e completa dato che, come è emerso dalla ricerca MODI DI, il 33% dei gay afferma di non riuscire a reperire delle informazioni chiare. Ma ciò non basta perché non sempre siamo poi coerenti con ciò che pensiamo o sappiamo. Tra il sapere cosa è il sesso protetto e fare il sesso protetto non sempre c’è una diretta corrispondenza, anzi il più delle volte le informazioni di base le abbiamo ma poi all’atto pratico, perché siamo eccitati o perché non ci va di farlo, si finisce col rischiare con un rapporto non sicuro.

E come si può migliorare la comunicazione relativa al problema dell’AIDS?

Io credo che dobbiamo ideare e realizzare una comunicazione specifica per gruppi specifici, non basta una comunicazione generalista diretta a tutti indistintamente perchè deve essere più mirata, più settoriale tipo una campagna ufficiale rivolta esclusivamente ai gay, cosa che non esiste ancora in Italia. Ma poi anche all’interno della comunità gay, come dimostra bene MODI DI, ci sono diverse sensibilità ed orientamenti, per cui dobbiamo imparare dal marketing a “targettizzare” il messaggio. Inoltre non bisogna tenere in considerazione solo le persone sieronegative ma si deve anche parlare anche ai sieropositivi trovando dei messaggi adatti a loro.

Come vengono coinvolte le comunità GLBT dallo Stato e dalle Autorità Sanitarie e quali sono le azioni intraprese nella lotta all’HIV/AIDS?

A livello centrale debbo dire che c’è ben poco interessamento, siamo però fiduciosi nel nuovo governo e quindi ci aspettiamo che apra delle finestre per quanto riguarda questo aspetto, anche se non ci illudiamo. La situazione è leggermente migliore con le Autorità Sanitarie locali, ma si deve sottolineare che sono disponibili solo se noi li sollecitiamo dato che non prendono mai iniziativa in modo autonomo e spesso ciò avviene per ignoranza o perché interpretano male le statistiche ufficiali. Il fatto che ci siano più etero che gay che si conclamano in AIDS non significa che non ci siano gay che si conclamano anzi se si prendono i valori assoluti e si rapportano alla grandezza dei gruppi di riferimento si evince che i gay si conclamano molto di più in proporzione rispetto agli altri.

Un’altra cosa che volevo aggiungere è che alcune Autorità Sanitarie molto ingenuamente credono che basti una campagna generalista che parli a tutti per risolvere il problema e questo è assolutamente sbagliato ma non perché lo dico io ma perché tutte le esperienze di comunicazione sociale e socio-sanitarie insegnano che bisogna “mirare” altrimenti la gente non si riconosce, non si vede, non pensa che sia rivolta a sé. Teniamo poi presente che le minoranze sessuali sono in gran parte invisibili, timorose di esporsi e che hanno imparato, loro malgrado, a sentirsi molto distanti da ciò che viene ufficialmente detto e quindi in questo senso il coinvolgimento delle stesse associazioni GLBT è molto importante perché possono attivare dei canali di cui le autorità sanitarie non hanno neanche idea.

Quale quadro generale emerge dalla ricerca MODI DI al di là di tutti i numeri e le statistiche?

La prima cosa da far notare è che all’interno della stessa comunità GLB siamo molto diversi e che non siamo poi così nettamente separati rispetto al mondo esterno e poi che l’HIV/AIDS è un tema rilevante soprattutto per la comunità maschile se consideriamo che circa il 10% degli ultra-quarantenni che hanno risposto al questionario dice di essere sieropositivo, un dato assolutamente enorme che va analizzato ed interpretato con grande attenzione, cercando di non commettere gli errori del passato. Altra cosa importante e sconcertante è che più della metà degli under 25 dice di non aver mai fatto il test per l’HIV e quindi bisogna assolutamente incentivare le persone e in particolar modo i giovani a fare il test. Per quanto riguarda le lesbiche la situazione è relativamente migliore e praticamente l’HIV non esiste. Comunque il problema fondamentale è che molti gay e lesbiche hanno il timore di rivelarsi agli operatori sanitari e quindi non chiedono informazioni o non fanno il test per paura di essere riconosciuti come omosessuali.

C’è qualcosa di particolare che vorresti dire ai lettori di hottest.it?

Oggigiorno internet risulta uno strumento di comunicazione, contatto ed informazione assolutamente fondamentale che ha rivoluzionato il mondo in generale e in particolare modo il mondo gay, quindi dobbiamo trovare nuovi modi per fare prevenzione attraverso questo canale poiché non sono ancora state trovate delle soluzioni valide e quindi ci piacerebbe collaborare con degli esperti del settore per trovare nuove modalità per fare arrivare il messaggio a destinazione e per essere il più persuasivi possibile. In altre parole insegnateci come fare, cosa scrivere e come scriverlo per poter raggiungere chi naviga in internet dalla mattina alla sera e non frequenta le discoteche o i locali gay dove si possono trovare i nostri opuscoli informativi.

Ringraziamo Raffaele per averci concesso questa intervista. Per chi volesse contattarlo per avere maggiori informazioni può scrivere al suo indirizzo e-mail salute@arcigay.it oppure consultate il sito www.modidi.net

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