4000 persone, 3000 poliziotti, tanti elicotteri ed un dirigibile: ecco i numeri del World Gay Pride.
Fortunatamente tutta questa protezione è servita a qualcosa, il Pride di Gerusalemme si è infatti svolto in moto relativamente tranquillo. E, anche se non è stata variopinta e affollata, come previsto, la sfilata rappresenta ugualmente un importante successo per Open House (l’associazione ideatrice).
Si è svolto tutto nello stadio dell’università di Givat Ram, senza troppi problemi con gli estremisti ebrei guidati dal vice premier Eli Yishai.
Sfortunatamente sono mancati all’appello i membri della comunità GLBT palestinese, questo perchè raggiungere le aree di interesse al momento è pressochè impossibile a casusa delle restrizioni imposte dall’esercito (per i presunti 80 attentati sventati dai servizi segreti).
«Siamo qui per sostenere i diritti degli omosessuali, ma la nostra presenza a questo raduno vuole più di tutto lanciare l’allarme sulla crescita del fondamentalismo ebraico in Israele a danno dello stato di diritto e di tutti i cittadini che credono nella libertà individuale» - dice Sivan Malin-Maas di un associazione che promuove l’istituzione del matrimonio civile in Israele - «Nel nostro paese le coppie possono sposarsi solo religiosamente e questo è un crimine del quale sono colpevoli i leader dei partiti politici che pur di non turbare le gerarchie religiose lasciano un potere enorme nelle mani dei rabbini ortodossi».
La stessa Malin-Maas ha dichiarato che, secondo i dati dell’associazione, circa 180.000 istraeliani vorrebbero unirsi con il rito civile, ma per farlo sono cotretti ad andare all’estero.
Data la scarsità di informazione sui mediatelevisivi italiani, ecco un servizio di un tg russo.

on Novembre 13th, 2006 at 11:46
A me sembra che si possa parlare di una sonora sconfitta del movimento glbt israeliano. Le ragioni dell’occupazione israeliana in Palestina hanno prevalso sul diritto alla libera espressione del proprio pensiero. La strage di Bet Hanoun è stata presa a pretesto per invocare l’impossibilità di garantire la sicurezza del corteo (ma al tempo stesso si è permesso agli ultraortodossi di manifestare con metodi violenti la loro opposizione al pride). Lo slogan “Love without borders” avrebbe meritato di più che una manifestazione in uno stadio, totalmente separata dalla realtà glbt palestinese…