10 Novembre 2006di Frank per L'opinionista, Attualità

Untitled - by Ilana Tamir - da flickrAlla fine, il Gay Pride di Gerusalemme, da parata per le strade, è diventato un raduno nello stadio Givat Ram dell’Università Ebraica della Città Santa . Il motivo “ufficiale” è quello spiegato dalla polizia: una sicurezza non garantita a motivo della contemporanea allerta da monitorare, dopo la strage di palestinesi a Beit Hanun lo scorso mercoledì, nella Striscia di Gaza.

Una tensione e dei rischi che si sovrappongono a quelli già innescati dal Pride, oggetto di un odio e una rabbia religiosa ultraortodossa decisamente mostruosa e “fuori dalle righe”, come solo il fanatismo può produrre. Alcune considerazioni in merito. Da una parte il popolo GLBT ha comunque avuto il suo momento di aggregazione e celebrazione della sua identità e diritto a esistere, pur se con una visibilità davvero non equiparabile a una sfilata per le strade.

Certamente il dialogo e la collaborazione tra forze dell’ ordine, ente organizzatore e autorità varie ha lavorato “bene” per non permettere che l’ evento fosse totalmente annullato o anche, come era stato paventato, venisse spostato in un’ altro luogo lontano dalla città. Comunque il Gay Pride è rimasto “a Gerusalemme”.

Dall’ altra parte resta una sottile amarezza, pensiamo umana e naturale in molti di noi, per il fatto che il Pride è stato confinato in un luogo “circoscritto” - a mò di ghetto - distante dal centro della città e dalla zona calda, il quartiere ultraortodosso… Come se si trattasse di una manifestazione di appestati, da non avvicinare e nemmeno vedere. Manco delle fazioni filo-terroristiche, forse, verrebbero trattate così. Purtroppo è anche una vittoria, pur se parziale, del fanatismo e dell’ intolleranza. Inutile nasconderselo.

Mettiamoci anche dentro, per stridente contrasto, che quelle stesse strade di Gerusalemme molto tempo fà furono percorse da un certo Tizio che predicava l’ amore, la tolleranza e il rispetto incondizionato per tutti (lo conoscete?); e che la città è abitata da molte persone che sono state toccate, indirettamente o direttamente, da quello che fù il parto più orribile della discriminazione e del razzismo: l’ Olocausto nazista. Non fà un certo effetto?

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