Benedetto XVI non riesce a dissimulare per troppo tempo la sua vera natura di cattolico di stampo intollerante e repressivo. E’ parte del suo teutonico e sinistro DNA.
Così, dopo il pericolosissimo scivolone nel confronto con l’ Islam, lo scorso giovedì 19 ottobre, al Convegno Ecclesiale di Verona, non perde occasione per ribadire, riferendosi alle relazioni omosessuali e ai Pacs, un “forte no a forme di amore deboli e deviate”, un no che secondo il Pontefice “è sintomo e simbolo di libertà, che va anzi contro la spinta a contraffare l’idea stessa di libertà”. Certo, niente di nuovo e di che stupirsi, per noi.
Se non che queste parole denotano essenzialmente - e nascondono - una carenza di argomenti convincenti e “reali” dietro l’ avversione di Ratzinger e della sua cerchia contro le persone gay, lesbiche e transgender. In mancanza di valide motivazioni, niente di meglio e di più facile che bollare tutta la faccenda sull’ omosessualità degradandola come una “forma debole e deviata di amore”.
Chissà che effetto farà a quelle coppie omosessuali che stanno assieme da una vita, o hanno condiviso tutto per anni con un partner che ora magari non c’ è più… Il loro amore era “debole” e non lo sapevano! E chissà cosa intende il Papa per “deviato”. Dall’ eterosessualità? Quale autorità politica, civile e religiosa può arrogarsi di avere il “metro” per valutare i tipi di amore o sessualità (e quindi di identità) e fare una “scala”, con quelli di serie “A” e quelli di serie “B” o “Z”?…
La nostra risposta è chiaramente che nessuno dovrebbe permettersi di attribuirsi questo arrogante monopolio. Inoltre salta all’ occhio che Benedetto XVI, come accade molto spesso in questi frangenti, proietta sull’ omosessualità valutazioni che invece riguardano la sua stessa Chiesa.
Debolezza: la Chiesa Cattolica già da un po’ di anni vive in un evidente “empasse” a livello di potere spirituale, morale e delle stesse vocazioni sacerdotali al suo interno. Le chiese sono sempre più vuote. Sempre più persone non trovano nel cattolicesimo quello di cui hanno bisogno e si rivolgono a forme alternative di spiritualità. Deviazione: è di tutti i giorni, ormai, qualche notizia di prelati o ecclesiastici al centro di scandali sessuali. Pedofilia, abuso su minori, molestie e chi più ne ha più ne metta.
E obbligare un sacerdote, un essere umano, a non avere una sessualità, una relazione sentimentale, una famiglia - a differenza, ad esempio, dei pastori protestanti o evangelici - non è forse questa la vera forma di deviazione dalla natura umana?
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