E’ indubbio che in questi ultimi anni la qualità di vita delle persone HIV+ sia migliorata considerevolmente. Le terapie antiretrovirali sono sempre più mirate e meno pesanti nei loro effetti collaterali, tanto che in alcuni casi si parla di “cronicizzazione” dello stato di sieropositività, o comunque di aspettative di vita di 30/40 anni dal momeneto di inizio terapia. Secondo molti, invece, la vera portata dell’ efficacia dei nuovi “cocktail” di farmaci si vedrà solo nei prossimi anni, ed è prematuro parlare di cronicizzazione.
Anche perchè, comunque, l’ andamento della malattia è imprevedibile e diversa da individuo a individuo è la risposta alle terapie. Il dato preoccupante è che si assiste nelle categorie a rischio, e quindi anche tra gli omosessuali, soprattutto più giovani, un “abbassamento” della guardia rispetto il pericolo. Una specie di tacita informazione, per cui “tanto…. male che vada adesso è curabile”.

I pericoli di questa sottovalutazione del rischio HIV sono facilmente immaginabili e sempre più si sente il bisogno di ritornare a sensibilizzare, informare, a livello capillare tutte le categorie a rischio. Il condom resta più che mai l’ imperativa misura di sicurezza per tutti e possibilmente per ogni tipo di rapporto.
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